In Giappone c’è una parola per descrivere chi accumula nuovi libri…

Comprare libri nuovi, che poi si accumulano sul comodino. In giapponese esiste perfino una parola che descrive il fenomeno: ‘Tsundoku’…

Si legge una recensione accattivante, si viene colpiti da una certa copertina, si decide di fare un “giretto innocente” nella propria libreria di fiducia. E si finisce con il comprare un (altro) nuovo libro.

Ma poi c’è il lavoro (o lo studio), la famiglia, gli amici, lo sport. Gli impegni quotidiani che riempiono la giornata, e il tempo per leggere quell’interessante nuovo acquisto rischia di sfumare. Così i volumi si accumulano, uno dopo l’altro, sul comodino a fianco del letto.

Spesso finiamo con il comprare libri che non riusciamo mai effettivamente a leggere. In Giappone esiste una parola per descrivere questo fenomeno: “Tsundoku“. Deriva dall’unione di due lemmi diversi: “tsunde” (cioè ‘impilare cose’) e “Oku” (ossia ‘lasciare lì per qualche tempo’). In realtà, come riporta il sito Quartz, un gioco di parole ha fatto sì che prima “Oku” diventasse “Doku” (cioè ‘lettura’) e poi l’unione “tsunde Doku” (vagamente cacofonico, e di certo difficile da pronunciare) sia sfociato in “tsundoku”, appunto.

Il fatto è, comunque, che l’abitudine a comprare compulsivamente libri che poi non si ha il tempo di leggere colpisce molti appassionati, tanto da generare in alcuni casi senso di colpa.

Per la scrittrice britannica Jeanette Winterson “collezionare libri può essere un’ossessione, una professione, una malattia, una dipendenza, un fascino, un assurdo, un destino. Non è un hobby. Chi lo fa è perché deve farlo”. (da Redazione “Il Libraio”).

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Imparare a leggere “Con un Ditino”: i libri che invitano il bimbo a interagire con le illustrazioni

“Quando viene sera” e “Sotto l’albero”: libri per bambini che catturano l’attenzione del piccolo e lo invitano a interagire con le illustrazioni tramite un semplice meccanismo cartotecnico, giocando con le mani, gli occhi e l’immaginazione…I bambini imparano a conoscere il mondo con i cinque sensi. Guardano, assaggiano, annusano. Ma soprattutto toccano: afferrano gli oggetti, li maneggiano, montano e smontano per osservare cosa succede. Da queste considerazioni nascono Quando viene sera e Sotto l’albero, i due nuovi titoli della collana “Con un Ditino” de La Coccinella, creata dall’art director Gabriele Clima. Allegramente illustrati e poetici, i libri sono arricchiti da un semplice meccanismo cartotecnico che permette al bambino di cambiare piccoli particolari di una scena con il suo ditino.  (Da Redazione “Il Libraio”).Nonna-Bambina-lettori-inverno.jpgUn’interazione con l’oggetto libro che ha l’obiettivo di catturare l’attenzione del piccino, e di fargli vivere le prime esperienze di lettura in modo attivo e coinvolgente.

La vita segreta dei bibliotecari.

Tanti sono i cliché associati ai bibliotecari. Ecco chi sono, in realtà, gli appartenenti a questa “specie” da salvaguardare: appassionati di libri, creativi e competenti, che si danno da fare per coinvolgere la comunità in eventi e incontri – Un simpatico identikit.

Tanti sono i cliché associati ai bibliotecari. Severi, brontoloni, lettori accaniti che scappano dalla realtà cercando rifugio tra le pagine dei volumi… Senza parlare degli occhiali da vista per ovviare alla diffusa miopia, ai maglioni di lana che indossano giorno dopo giorno e ai capelli grigi. Peccato che i veri bibliotecari siano molto diversi da come vengono dipinti nei libri e nei film. Sono persone con una preparazione spesso universitaria che svolgono un lavoro complesso e in via d’estinzione. Soprattutto in Inghilterra, dove negli ultimi anni sono state chiuse moltissime biblioteche. Quanto all’Italia, molte strutture hanno ridotto gli orari di apertura proprio a causa di tagli al budget. Grazie ad alcuni “segreti” che Buzzfeed ha rivelato ai suoi lettori, ecco cosa abbiamo scoperto sui bibliotecari, una “specie” di appassionati di libri che rischia che va sostenuta e salvaguardata.

Non si stancano mai dei libri.

Ogni giorno riordinano, spolverano, catalogano libri. Ma quello che li annoia non è la miriade di volumi che li circonda, ma i commenti di chi crede che passino tutto il giorno a leggere. Questa caratteristica li accomuna ai librai. Troppo spesso, infatti, chi non svolge queste professioni crede che sia tutto un “leggi questo, leggi quello”, quando in realtà la giornata del bibliotecario (e del libraio) è piena di “riordina, spolvera, allestisci, esponi, riordina, pulisci…”

Spesso si sorprendono.

Per quello che trovano nei libri che ritornano da un prestito. Ma soprattutto per come ritornano. Libri bagnati, sporchi, rovinati… Che in gran parte dei casi, però, il bibliotecario sa come sistemare e rimettere (quasi) a nuovo. Le sorprese non si fermano qui: sembra infatti che alcuni avventori trovino la biblioteca eccitante. Ed ecco che il bibliotecario di turno si trova davanti a “momenti intimi” che preferirebbe non aver visto.

Amano consigliare.

I bibliotecari conoscono molto bene i volumi custoditi nella “loro” biblioteca e sono in grado di aiutare gli avventori a trovare di tutto. Perfino quel volume che non è più disponibile nemmeno online. E anche il titolo che non è custodito in quella precisa struttura: sempre più spesso, infatti, le biblioteche situate nella stessa area sono “gemellate” tra loro e si scambiano i libri per rispondere alle richieste più varie.

Ai bibliotecari piacciono le persone.

A patto che non facciano troppo rumore nelle aree dedicate allo studio e che non portino cibo tra gli scaffali, ai bibliotecari piace avere a che fare con altre persone. Le biblioteche, infatti, sono sede di molte attività pensate per il territorio e chi lo abita. Molto spesso a proporre tali eventi sono proprio i bibliotecari, che in un momento difficile come questo, che vede molte strutture a corto di denaro, si inventano modi per attrarre persone (e perché no, investimenti).

Sono creativi.

Inventano modi per portare le persone in biblioteca e farle interessare alla lettura. I bibliotecari, inoltre, si trovano ogni giorno a rispondere a richieste molto varie e spesso anche un po’ strampalate, a cui ribattono con moltissima ironia. (da Redazione “Il Libraio”).

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