Cimiteri “letterari” in giro per il mondo: ecco dove riposano i grandi della letteratura.

Un viaggio che da Roma porta fino agli Stati Uniti, in cerca delle tombe dei grandi della letteratura…

Visitare la tomba di un personaggio famoso è qualcosa che tutti, almeno una volta nella vita, fanno. Per porgere un saluto, ma anche lasciare un omaggio a un grande ormai trapassato che ha lasciato un segno nella nostra vita con le sue opere. Ecco una serie di tombe famose che sicuramente un appassionato di libri vorrebbe visitare.

In Italia come dimenticare la tomba di Keats, poeta simbolo del Romanticismo morto a Roma nel 1821 e sepolto nel cimitero acattolico della città.

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O quella di Alessandro Manzoni, al cimitero monumentale di Milano.

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Ma anche la tomba di Dante Alighieri a Ravenna.

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All’estero invece è impossibile tralasciare la tomba di Oscar Wilde, al Père-Lachaise di Parigi. Nello stesso luogo si trovano anche le tombe di Gertrude Stein, Emile Zola, Victor Hugo e Marcel Proust.

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A Praga, nel cimitero ebraico, invece, si trovano le spoglie di Kafka

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In Inghilterra, nel Warwickshire si trova la tomba di Shakespeare. Non cercatela nel cimitero: la pietra tombale è stata posta all’interno della chiesa della Santissima Trinità.

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Sempre in Inghilterra si trova anche la tomba di Sylvia Plath, la poetessa infatti riposa nel cimitero di Heptonstall.

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Passiamo ora agli USA dove riposa, tra gli altri, Ernest Hemingway: la sua tomba si trova a  Ketchum in Idaho.

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Bisogna andare sulla east Coast per visitare la tomba di Mark Twain, che si trova a Elmira, nello stato di New York.

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Più a sud, per la precisione a Milledgeville, in Georgia, riposa Flannery O’Connor, famosa scrittrice di racconti scomparsa prematuramente.

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A Concord, in Massachusetts, riposano molte tra le penne che hanno gettato le basi della letteratura americana: Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson eLouisa May Alcott.

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da Redazione “Il Libraio”.

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Da vecchia stazione ferroviaria a biblioteca moderna e accogliente.

Aeroporti, stazioni ferroviarie e degli autobus, parcheggi: sono luoghi di passaggio che cessano di avere un significato nel momento in cui le persone che li affollano se ne vanno. Non è così per questa stazione polacca, che ha subito un rinnovamento particolare: nel suo edificio è stata costruita una biblioteca.

Aeroporti, stazioni ferroviarie e degli autobus, parcheggi: sono luoghi di passaggio che cessano di avere un significato nel momento in cui le persone che li affollano se ne vanno. Non è così per una stazione che ha subito un rinnovamento particolare: nel suo edificio è stata costruita una biblioteca. Siamo a Rumia, in Polonia. La storia è stata riportata da Ebookfriendly, da cui sono tratte le foto dell’articolo. Dopo anni di degrado, nel 2014, è stata riaperta come “stazione culturale”: un luogo che funge sia da stazione ferroviaria che da biblioteca e centro culturale. Grazie alla ristrutturazione, l’edificio è diventato un posto moderno e arioso dove poter leggere e studiare, ma anche solo aspettare il treno. Un luogo così bello da non passare inosservato: la “stazione – biblioteca” ha appena vinto, infatti, un premio per il miglior design d’interni per le biblioteche, organizzato dall’ALA, l’Associazione delle biblioteche americane, e dall’IIDA, l’Associazione internazionale del design d’interni, che ogni anno si occupa di premiare le eccellenze internazionali nel design d’interni di spazi adibiti a biblioteca. Lo spazio, arredato e dipinto con le tinte del rosso e del nero, riprende le tonalità tradizionali delle stazioni ferroviarie e le scansie su cui sono riposti i volumi, se viste da vicino, richiamano la forma dei binari su cui si muovono i treni. Un progetto riuscito di riqualificazione di uno spazio dismesso, che ha influito in modo positivo anche sulla popolazione del paese: in pochi anni il numero di avventori della biblioteca, grazie al nuovo e moderno edificio, è cresciuto del 10% per cento. (da Redazione “Il Libraio”).

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La libreria per ragazzi del 2016? Quest’anno il premio va al Sud: a Filomena Grimaldi.

Il Premio Gianna e Roberto Denti 2016 alla libreria per ragazzi dell’anno va alla Controvento di Telese Terme (Benevento)… – La storia del negozio fondato nel 2013 da Filomena Grimaldi.

Il Premio Gianna e Roberto Denti 2016 alla libreria per ragazzi dell’anno, promosso dall’Associazione Italiana Editori e da ANDERSEN, va alla libreria Controvento di Telese Terme (Benevento). Il premio, come sottolinea un comunicato, seleziona annualmente la migliore fra le librerie per bambini e ragazzi e nasce sia per sottolineare il ruolo e il valore di questi fondamentali presidi di cultura sul territorio, sia per ricordare la figura e l’impegno di Roberto Denti (1924-2013) giornalista, scrittore e soprattutto, fondatore, insieme a Gianna Vitali (1943-2016), della storica Libreria dei Ragazzi di Milano. Della giuria del premio fanno parte gli editori per ragazzi di AIE e la direzione della rivista ANDERSEN. La libreria Controvento, fondata nel 2013 da Filomena Grimaldi dopo oltre dieci anni di esperienza in varie librerie italiane, è stata scelta con queste motivazioni: “Per aver saputo affiancare alle attività di una libreria di varia, proposte alte e coinvolgenti, dedicate all’infanzia e all’adolescenza e per aver costruito in breve tempo un punto di riferimento importante in un territorio discosto, altrimenti privo di occasioni per la cultura del libro per ragazzi”. “L’editoria per ragazzi dimostra come sia possibile fare scelte coraggiose capaci di dare buoni risultati”, ha sottolineato Francesca Archinto, coordinatrice del Gruppo Ragazzi di AIE, commentando la scelta. “Controvento è un luogo di ritrovo attorno al quale si è generato un sistema virtuoso di cultura e sostegno per la lettura che stimola la curiosità dei bambini e non solo. Trovare chi come Filomena Grimaldi riesce a trasmettere tanta passione nell’essere libraio è uno stimolo anche per noi. Con questo premio noi editori ci impegniamo a sostenere per un anno le attività della libreria vincitrice proponendo autori, illustratori, mostre, laboratori, ecc. e dimostrare così, ancora una volta, quanto sia importante la sinergia tra librerie ed editori”.  Il Premio sarà assegnato sabato 28 maggio nell’ambito della 35ma edizione del Premio Andersen (www.premioandersen.it) che si terrà a Genova al Museo Luzzati e metterà sotto i riflettori le eccellenze del panorama editoriale per ragazzi dell’anno e le realtà che si adoperano per la promozione della lettura e della cultura dell’infanzia in Italia. Il logo del Premio Gianna e Roberto Denti, realizzato da Giulia Orecchia (in allegato), accompagnerà la denominazione del Premio e sarà usato per promuovere le iniziative che la libreria Controvento organizzerà durante l’anno grazie alla collaborazione degli editori AIE. (da Redazione Il Libraio).

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Breve nota di quel che si vede in casa di Raimondo di Sangro principe di Sansevero

Una piccola e introvabile guida, per conoscere l’opera del grande Principe alchimista. Quando venne a Napoli, il marchese De Sade trovò questo opuscolo in vendita alla porta di Palazzo Sansevero, forse per “celebrare il talento del defunto”. E in effetti, la “Breve nota”, pubblicata per la prima volta nel 1766, fu certamente commissionata, o addirittura scritta dallo stesso Raimondo Di Sangro. Al testo originale inquadrato in fregi d’epoca sono aggiunte la “notizia” dell’invenzione della “Carrozza Marittima”; una bibliografia delle opere, edite e inedite, del Principe; nonché un disegno della Cappella Sansevero di Giuseppe Carelli, eseguito nel 1862 per lo Studio fotografico Sommer.

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Nella “via letteraria” indiana un susseguirsi di librerie e caffè d’autore.

Un centinaio di librerie, le sedi delle maggiori case editrici del paese e un caffè frequentato da scrittori e intellettuali. Siamo nella città indiana di Calcutta, in College Street. Una via che si estende per circa un chilometro e mezzo, ma che è chiamata “Boi Para“, ovvero “la città dei libri” in lingua hindi.

Un centinaio di librerie, le sedi delle maggiori case editrici del paese  (Ananda Publishers, Abhijan Publishers, Dey’s Publishing, Rupa & Co.) e un caffè frequentato da scrittori e intellettuali. Siamo nella città indiana di Calcutta, in College Street. Una via che si estende per circa un chilometro e mezzo, ma che è chiamata Boi Para, ovvero “la città dei libri” in lingua hindi. Calcutta è la città indiana della cultura e ospita ogni anno l’International Kolkata Book Fair, la terza fiera del libro più grande del mondo. E College Street, situata vicino alle università, è il cuore dell’attività editoriale. Come riporta Il Post(da cui sono tratte le foto di questo articolo), la via, oltre ad essere sede di case editrici, ospita anche il più grande mercato di libri usati al mondo. Per oltre 90mila metri quadrati si estendono centinaia di bancarelle che vendono ogni genere di libro: dalle rarità, a volumi di seconda mano a prezzi molto bassi. Fino a prime edizioni di romanzi famosi. Nella via si trova anche un caffè della catena Coffee House che lo scrittore e filosofo Rabindranath Tagore, premio Nobel per la letteratura nel 1913, era solito frequentare, così come molti altri intellettuali indiani. (da Redazione “Il Libraio”).

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Vi racconto com’è stato regalare i miei racconti nelle strade di Catania. di Walter Lazzarin

Walter Lazzarin, un giovane scrittore, per 10 mesi gira l’Italia con una macchina da scrivere, regalando ai passanti in strada i suoi racconti. Su “ilLibraio” racconta com’è andata in Sicilia: “Non è stato facile, ho dovuto vincere la diffidenza iniziale e convincere gli isolani che non ero un mendicante… ma ho trovato anche nuovi amici…”

Il 20 gennaio arrivo a Catania da Roma, verso sera; Orazio è venuto a prendermi in auto alla stazione dei treni. Non era tenuto a farlo, lo ringrazio e lui ride con gli occhi. A casa mi mostra la stanza in cui dormirò per quindici giorni, poi mi invita a seguirlo in cucina: attraverso la mappa della città mi spiega su quali zone puntare, sembra un piano di battaglia. L’indomani mattina col trolley supero piazza Duomo, attorno alla fontana dell’elefante si discute a gruppetti. Mi posiziono all’inizio della via Etnea e alla mia sinistra, parecchio in là, irraggiungibile oltre i negozi e i bar e i semafori, l’Etna svetta con la testa di neve. Seduto per terra batto i tasti della Lettera 25, in attesa. Rispetto alla capitale si avvicina meno gente, eppure scorre un fiume di persone di vario tipo. Se per caso si ferma un coraggioso, allora si forma il capannello di curiosi. È raro, però. Una ragazza pedinata da una telecamera della Rai mi chiede cosa scrivo, in risposta le consegno un tautogramma e lei dice: Sei bravo, ma il libro di cosa parla? Il drago non si droga è la storia di Giacomo, un bambino di otto anni che scappa di casa con un drago di peluche. Miele mi chiede del progetto Scrittore per strada, le spiego che per dieci mesi attraverserò l’Italia con una macchina da scrivere, regalerò tautogrammi e proverò a piazzare copie del Drago; il cameraman le fa un cenno e lei mi saluta, mi consiglia di guardare Sanremo e di tifare per lei. Poco dopo un ragazzo mi si accuccia accanto, mi interroga, non capisco le sue espressioni; è serio e al contempo trasmette simpatia, annuisce dietro lenti da miope; somiglia vagamente a John Lennon e mi propone di pranzare da lui. È un giornalista. Anni fa ha conosciuto e ospitato Darinka, che girava per l’Italia a piedi senza soldi, confidando nell’ospitalità di chi incontrava. Lui, Livio, diventerà un Amico. Si può diventare Amici pur condividendo solo particelle di vita? Sì, eccome. Il secondo giorno a Catania incontro Giovanna: lei e Livio (e Raimondo, quando viene qui da Palermo per lavorare alla tesi) mi aiuteranno a sentirmi a casa. In Sicilia trascorro altri tredici giorni, quasi tutti di sole; alla sera il cappotto serve, i guanti e la sciarpa li metto, a mezzogiorno però si può spesso stare in maniche corte. Non è facile piazzare draghi: devo vincere la diffidenza iniziale e convincere gli isolani che non sono un mendicante. In città sono tanti, si rischia di essere confusi tra loro: la vecchina sdentata che maledice chi la dribbla senza darle una moneta, il ragazzo che per ore sta steso sullo stesso fianco, a fissare i passanti, prima di alzarsi all’improvviso con il cappello in mano per chiedere spiccioli in cambio di sentenze da oracolo: Vedrai una volpe in cima al vulcano! Catania per me significa cannoli e caffè, in compagnia sul selciato, con giovani e non. Molti mi hanno raccontato di quanto è faticoso trovare lavoro al Sud, altri mi hanno suggerito di procurarmi un tavolo e una sedia per non sembrare un accattone. È successo pure che qualche anziano mi abbia confessato di non saper leggere, quando gli ho allungato un tautogramma. A Catania ho dovuto più volte rifiutare l’elemosina, a Roma mai. Una questione di generosità o un problema di incomprensione? In una libreria storica, il titolare mi punta contro un indice secco e ritorto: l’unificazione dell’Italia? Una guerra di conquista dei Savoia; qui si stava meglio, prima. E se lo dice lui, che dimostra circa due secoli, c’è da credergli. A Catania mi godo la prima parte della festa di Sant’Agata, bevo e mangio e bevo ancora con Giovanna, Livio e Raimondo; ci buttiamo nella mischia in mezzo a tuniche bianche e berretti neri. I fedeli sono appiccicati, si tengono per mano. Seguiamo la serie di baldacchini da cui spuntano angeli, bandierine e candele. In un vicolo stretto la massa si blocca, la musica continua, tra trombe e tamburelli qualcuno grida con rabbia a mo’ di ultrà: Cittadini, evviva Sant’Agata! Lasciare la Sicilia mi costa parecchio: nel traghetto da Messina a Reggio Calabria, lo confesso, non resisto. Mi giro verso il finestrino, e piango in un silenzio che sento solo io. È assurdo lasciare un posto in cui ci si trova bene. Ma forse l’intero mio progetto è in un certo senso assurdo. (da Redazione “Il Libraio”).

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