La creatività dei librai italiani, raccontata da chi l’ha toccata con mano.

Su ilLibraio.it l’intervento letto dalla scrittrice Alice Basso a Venezia, in occasione della Scuola Librai Luciano ed Elisabetta Mauri, in cui racconta le storie di alcuni librai e delle loro “trovate” creative per portare più persone in libreria…

Gli imprevedibili piani dei librai

La ragione per cui mi è stato chiesto di scrivere questo articolo – e, a monte, di preparare un intervento per la giornata inaugurale del seminario di perfezionamento 2016 della Scuola per Librai Luciano ed Elisabetta Mauri – è probabilmente che io mi trovo in una posizione singolare (non troppo singolare, perché chissà quante ce ne sono in giro, di figure come la mia, ma comunque abbastanza singolare): sono un’autrice di libri ma anche una redattrice, una editor, in generale una lavoratrice di casa editrice. Aggravante: una lavoratrice in case editrici piccole, di quelle in cui tutti imparano a fare tutto e cercano di raggiungere la massima intercambiabilità, perché se al direttore editoriale viene la febbre si ammalano anche il traduttore dall’inglese e l’art director delle copertine e allora è bene che almeno uno su tre sia sostituibile.

Io, a parte la contabilità (cosa che depone grandemente a favore dell’intelligenza dei miei capi), sono o sono stata redattrice, editor, traduttrice, coordinatrice di redazione, rights manager (e vi garantisco che se non ci siete portati è una vera agonia), creatrice di copertine e di schede per gli agenti di vendita, impaginatrice, interlocutrice di autori, distributori e clienti, autrice di contenuti per il sito e le newsletter, ufficio stampa (che, se non ci siete portati, è un’agonia anche peggiore). Non so fare tutte queste cose al 100% – forse nemmeno una; per la maggior parte, probabilmente, non arrivo nemmeno al 30%. Tuttavia, come minimo, posso dire di aver potuto ficcare il naso in tutte queste fasi della vita, o meglio della gestazione, di un libro.

Ed è pazzescamente interessante.

Due anni fa ho scritto L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, che poi è stato pubblicato da Garzanti a maggio del 2015, e questo mi ha consentito di fare esperienza anche delle fasi precedenti. L’ideazione, la stesura (e la ristesura, e la ri-ristesura), la scelta di un agente, l’incontro con l’editore; e anche tutte quelle altre cose che fino ad allora avevo vissuto solo dall’altra parte della scrivania, come la stipula del contratto, l’editing, l’impostazione delle attività promozionali. Nel mio piccolo, devo dire che della parte iniziale e di quella centrale, diciamo così, della vita di un libro, mi sono potuta fare un’idea piuttosto approfondita.

Cosa mi mancava?

Sembra ridicolo, ma il segmento di cui avevo nettamente meno esperienza è stato a lungo proprio quello che di solito alle persone viene più facile conoscere: la fase della libreria, il lasso di tempo in cui il libro viene esposto, promosso, chiacchierato, presentato, scontato, consigliato, se gli va bene comprato oppure destinato al macero. Fino allo scorso maggio, io conoscevo le vicende del libro in libreria solo da cliente, e – lo confesso – nemmeno tanto bene, perché io sono sempre stata una di quelle utenti occasionali che magari fanno la spesa grossa una volta, come per l’acqua o la pasta, ma non hanno una libreria di fiducia, non hanno un libraio a cui dare del tu, non vanno a colpo sicuro a un certo scaffale conoscendo a menadito la logica dell’esposizione e della selezione.

Ah, e avrò visto tre presentazioni di libri a dir tanto in tutta la mia vita.

Dallo scorso maggio tutto è cambiato. In sei mesi sono stata chiamata a tenere circa sessanta presentazioni in libreria, che vuol dire una media di due o tre la settimana. Così l’esperienza che mi mancava è stata rapidamente recuperata: ho potuto parlare con un sacco di librai, ho osservato le loro strategie comunicative e promozionali, ho scoperto i loro gusti, assistito alle loro interazioni con la comunità, ho contribuito a realizzare la loro idea di evento. E sono giunta a una conclusione: il mestiere del libraio è estremamente creativo. Intendo dieci, venti volte più creativo di quello dello scrittore. Perché lo scrittore, se va bene, le meningi se le deve spremere una volta all’anno, per buttare giù la sua opera numero ics, mentre un libraio deve inventarsi continuamente qualcosa, una rassegna, un format, un colpo di genio, per richiamare persone, tenere viva l’attenzione e la curiosità della comunità, e in ultima analisi, in questi tempi che non aiutano per niente, riuscire a campare di ciò che gli piace, cioè di libri.

I librai si devono inventare un sacco di imprevedibili piani.

Ve ne racconto qualcuno.

Un libraio di Parma si è procurato un’arma segreta rara e potentissima: una commessa diplomata all’Istituto d’arte, studentessa in Conservatorio e ricercatrice in astrofisica. E con una sorellina di dieci anni altrettanto intelligente che la tiene aggiornata sui libri che piacciono a lei. Praticamente una macchina da guerra capace di consigliare libri a raffica su tutto lo scibile umano. Dove passa lei, non cresce più un volume su uno scaffale, perché lei l’ha già rifilato al cliente di turno.

Un libraio di Sorrento, come peraltro molti suoi colleghi, ha capito che la chiave era nei bambini. Qual è il più grande desiderio dei genitori per i loro figli? Che crescano sani e felici? Sì, be’, anche, ma soprattutto che se ne stiano fuori dai piedi il più possibile. Così s’è inventato un’incredibile rassegna di laboratori per bambini e si è guadagnato il sempiterno amore dei suoi concittadini prolifici e stressati.

Una libraia di Lecco ha capito che la moda delle 50 sfumature poteva tornar buona non solo alle lettrici mediocri, ma anche a quelle colte e raffinate. S’è inventata una serata in cui ogni lettrice potesse consigliare il suo libro erotico (ma d’autore) preferito, a mo’ di dimostrazione e di atto di resistenza contro Mr. Grey, e tutte sono tornate a casa contente e con un sacco di roba molto interessante da leggere.

Un libraio del Canavese (nello specifico, della zona più brumosa e umida, una di quelle in cui a ottobre alle cinque di sera vuoi solo chiuderti in casa e accendere il caminetto) e una sua amica, direttrice di un’associazione culturale, hanno capito come stanare i loro compaesani: prendendoli per la gola (anche questo un sistema noto a molti). Loro, in particolare, hanno fatto comunella con dei pasticceri sopraffini e iniziato a organizzare presentazioni nella loro sala da tè. La gente ha iniziato a venire a prendere il tè e, già che c’era, a sentire uno scrittore parlare. Le priorità delle papille gustative sono evidentemente più imperative di quelle del cervello, perché quelle sono state in assoluto le presentazioni più affollate di cui io abbia avuto notizia. (E forse non è un caso che il sold out più clamoroso, lì, l’abbia fatto Bruno Gambarotta.)

Un bibliotecario e una libraia di un paesino del cuneese ci hanno messo il panorama. Si sono fatti prestare la casa da una signora molto fortunata e hanno raccolto gli spettatori in un giardino magnifico in cima a una muraglia medievale, con vista su una vallata al tramonto. Gli scrittori non erano del tutto contenti, però, perché la loro sedia dava le spalle allo scenario. Così la presentazione durava anche il giusto, perché avevamo voglia di girarci in fretta anche noi oratori prima che il tramonto finisse.

Se il panorama non c’è, lo si può andare a cercare. Una libraia di Legnano ha chiesto asilo a un vivaio meraviglioso e ha piazzato scrittori e lettori a parlare di libri in mezzo ai fiori. E se siamo sotto le feste dei Morti e il vivaio è pieno di crisantemi? No problem: si presenta un thriller.

E se non c’è nemmeno il vivaio? Due libraie pugliesi hanno appeso al soffitto della loro libreria le tavole di una loro amica illustratrice: tu cammini per la libreria e questi fogli coperti di disegni incantevoli ti svolazzano attorno come farfalle accompagnando la tua esplorazione. Ti sembra di stare in una fiaba, non usciresti mai.

Una libraia di Rivoli ha capito che quando viene l’estate la gente vuole starsene all’aria aperta a bere bibite ghiacciate, non chiudersi in una libreria sotto i getti dell’aria condizionata (o, peggio ancora, in una libreria senza i getti dell’aria condizionata). Così ha portato fuori la libreria. Ha colonizzato un parco, dove i bambini, in primis suo figlio, giocavano a nascondino fra i banconi dei libri e i vecchietti esaminavano i titoli dei piccoli editori locali anziché i lavori dei cantieri stradali.

E questi sono solo alcuni dei sistemi a cui ho assistito grazie ai quali i summenzionati librai si sono conquistati il pubblico. Ma il caro, vecchio e più consolidato modo per ricordare perché oggi una libreria sia ancora indispensabile e non potrà mai essere sostituita da un bookstore online che funziona ad algoritmi, in realtà, l’ho visto in azione il primissimo minuto del primissimo giorno in cui sono andata a fare la mia primissima presentazione:

in una cittadina fuori Firenze, sono entrata subito dietro a un signore, che s’è diretto deciso verso i librai e ha esordito, senza manco dire ciao, con un: “Ovvìa, e quindi che si legge oggi?”. E i librai, che lo conoscevano, conoscevano i suoi gusti e sapevano benissimo cos’aveva già letto e cosa no, lo hanno consigliato. A lungo, approfonditamente e con grande competenza (condita, bisogna dirlo, da salaci commenti in toscano, che in effetti danno sempre quel qualcosa in più).

Io, dietro, placida, aspettavo e intanto imparavo.

E in seguito ho visto risuccedere questa scena un sacco di volte in un sacco di altri posti.

Quindi auguri a tutti i librai. Quelli che vedrò alla Scuola e quelli che, magari, stanno leggendo questo articolo. Perché a quanto pare vi tocca un lavoro spossante quanto tutti i lavori creativi, ma soprattutto non automatizzabile. (da Redazione “Il Libraio”).

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Giornata della memoria 2016: leggere per non dimenticare.

Anche quest’anno, in occasione della Giornata della memoria (27 gennaio), sono tanti i romanzi, le biografie, le autobiografie e i saggi in uscita che raccontano l’Olocausto – Ecco 10 libri selezionati, tra le novità degli ultimi mesi.

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Anche quest’anno, in occasione della Giornata della memoria (27 gennaio), sono tanti i romanzi, le biografie, le autobiografie e i saggi in uscita che raccontano l’Olocausto da punti di vista diversi. Un’occasione per ricordare e riflettere sulla tragedia dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, ma anche per pensare all’attuale, complessa situazione mondiale. Abbiamo selezionato 10 novità uscite a gennaio o nei mesi precedenti.

Non luogo a procedere (Garzanti), l’ultimo romanzo di Claudio Magris(miglior libro del 2015 per la Lettura – Corriere della Sera), atteso da anni, si confronta con l’ossessione della guerra di ogni tempo e paese, quasi indistinguibile dalla vita stessa: una guerra universale, rossa di sangue, nera come le stive delle navi negriere, cupa come il mare che inghiotte tesori e destini, grigia come il fumo dei corpi bruciati nel forno crematorio della Risiera di San Sabba, bianca come la calce che copre il sepolcro…

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Oltre ottant’anni dopo l’apertura del primo campo (Dachau, istituito da Heinrich Himmler nel 1933) e malgrado la vastissima letteratura sull’argomento, non esisteva ancora una storia completa dei campi di concentramento (Konzentrationslager). Colma la lacuna KL (Mondadori) di Nikolaus Wachsmann, professore di storia moderna europea al Birkbeck College dell’Università di Londra.

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Aharon Appelfeld, tra gli ultimi grandi testimoni viventi della Shoah, è nato nel 1932 a Czernowitz, Bucovina. Ha insegnato letteratura ebraica all’Università Ben Gurion a Be’er Sheva’, ed è membro dell’American Academy of Arts and Sciences. Guanda ha appena portato in libreria l’autobiografico Oltre la disperazione, in cui si racconta di un bambino ebreo di soli otto anni, cresciuto nel calore di una famiglia benestante della Bucovina, antica provincia dell’Impero asburgico, che viene strappato all’improvviso dal suo mondo, dalla sua lingua, dagli affetti più cari e che conosce le atrocità di un campo di concentramento nazista, la fuga, anni di solitudine tra i boschi, per approdare infine in Israele, dove diventa scrittore.

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Una mattina di ottobre (Nord) di Virginia Baily, caso editoriale inglese (qui un capitolo), parla di una donna, Chiara, che in una fredda mattina del ’43 si è inoltrata nel quartiere ebraico di Roma. Quando sbuca in una piazza, vede un camion sul quale sono ammassate diverse persone. Tra di esse, nota una madre seduta accanto al figlio. Le due donne si fissano per alcuni secondi. Chiara capisce e, all’improvviso, incurante del pericolo, inizia a gridare che quel bambino è suo nipote. Con sua grande sorpresa, i soldati fanno scendere il piccolo e mettono in moto il camion, lasciandoli soli, mano nella mano. Poi la trama fa un balzo in avanti. Sono passati trent’anni dal rastrellamento del ghetto di Roma, e all’apparenza Chiara conduce un’esistenza felice. Tuttavia su di lei grava il peso del rimpianto per quanto accaduto con Daniele, il bambino che ha cresciuto come se fosse suo e che poi, una volta adulto, è svanito nel nulla, spezzandole il cuore. E, quando si presenta alla sua porta una ragazza che sostiene di essere la figlia di Daniele, si rende conto che è arrivato il momento di fare i conti con gli errori commessi, con le scelte sbagliate, con i segreti taciuti troppo a lungo. Perché solo affrontando il proprio passato potrà finalmente trovare la forza di riannodare i fili di quel legame stretto una fredda mattina di ottobre del 1943.

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Esce per Sellerio Storie di oligarchi. Saggio di storia parziale di Jules Isaac, libro di storia scritto “alla macchia” nel 1942, durante l’occupazione tedesca della Francia, da un professore ebreo, mentre le donne della sua famiglia morivano ad Auschwitz. Un testo in cui l’Atene classica si fa “viva metafora del presente”.  L’autore, antifascista, racconta, seguendo Tucidide e Senofonte, la eversione oligarchica che gettò Atene nella guerra civile alla fine del V secolo a.C., e traccia un parallelo con il tradimento antipatriottico dei collaborazionisti di Vichy. Il presente come storia e la storia come presente.

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Ancora un saggio. Cinquecento anni fa, il 29 marzo 1516, il Senato della Repubblica di Venezia adottò un provvedimento che avrebbe cambiato per sempre la vita e il destino degli ebrei d’Europa: per l’occasione Mondadori propone l’edizione rivista e aggiornata di Storia del ghetto di Venezia di Riccardo Calimani.

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Tra le novità in uscita in occasione della Giornata della Memoria, anche alcuni testi per ragazzi: a questo proposito, Gallucci propone Lev, volume scritto e illustrato daBarbara Vagnozzi, che ripercorre la vicenda di Lev Nelken, ebreo tedesco, che a 13 anni fu uno dei circa 10mila adolescenti che riuscirono a mettersi in salvo e a scampare alle deportazioni naziste grazie alla Kindertransport. Si trattò di un’imponente operazione diplomatica organizzata dal governo del Regno Unito nei mesi precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e che, appunto, si concentrava sul trasferimento a Londra di soli bambini ebrei, gli unici che, si pensava, potessero non influire sulle tendenze economiche mondiali. La maggior parte di loro alla fine del conflitto non riuscì a ricongiungersi con la famiglia d’origine. Una storia poco conosciuta, qui raccontata nei suoi aspetti più delicati, non tralasciando i problemi legati all’accoglienza non sempre serena o all’apprendimento di una nuova lingua.

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Il premio Nobel Dario Fo nel romanzo Razza di zingaro (Chiarelettere) racconta la storia vera, dimenticata, di Johann Trollman, lo zingaro boxer che sfidò le SS. Vissuto tra il 1907 e il 1943, Trollman non potè essere campione. A lui il titolo fu negato nella Germania nazista. Le illustrazioni sono firmate da Fo, con la collaborazione di Michela Casiere e Jessica Borroni.

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La trama de La sarta di Dachau (Garzanti, qui l’intervista de ilLibraio.itall’autrice), caso editoriale inglese firmato dall’esordiente Mary Chamberlain, verte su uno dei misteri della storia mai svelati:  chi cucì il vestito da sposa di Eva Braun? Siamo a Londra, nel 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa. Ma viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì si aggrappa all’unica cosa che le rimane: la sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello della sua carriera. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer.

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Tre generazioni diverse alla ricerca di un tesoro. Danny è svedese, di famiglia ebraica con origini polacche. Suo padre non ha mai raccontato molto della vita in Polonia prima della fuga dai nazisti, fatta eccezione per un tesoro sepolto nel cortile di casa prima dell’arrivo dell’esercito tedesco. Quando il figlio di Danny viene a conoscenza di questa storia, costringe il padre e il nonno a mettersi in auto per recuperare il tesoro di famiglia. È la trama de Il tesoro del signor Isakowitz (Bompiani) diDanny Wattin, romanzo on the road in cui non mancano momenti comici. L’autore, nato nel 1973 da una famiglia di origine ebraica, è di nazionalità svedese e vive da anni in Australia. (da Redazione “Il Libraio”).

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“Poco tempo per leggere”. Ma sicuri sia proprio così?

“Vagabondari su internet e tv dal far del giorno a notte fonda, in treno, sul bus, a piedi, in macchina. E farfugliamenti immortalati su WhatsApp…”. Secondo la scrittrice Mariapia Veladiano, che commenta i dati sui consumi culturali degli italiani, “leggere non è questione di tempo…”

“Non leggo perché ho poco tempo”. Quante volte lo si sente dire? E non è finita. Come abbiamo raccontato, gli ultimi dati Istat parlano fin troppo chiaro, purtroppo: nell’ultimo anno, il 18,5% della popolazione italiana non ha svolto alcuna attività culturale. Su Repubblica, a commentare la notizia, che non fa certo ben sperare, recentemente è stata la scrittrice Mariapia Veladiano (che torna in libreria per Guanda con il romanzo Una storia quasi perfetta): “Leggere non è questione di tempo. Un moderno romanzo sul tempo perduto (o solo perso?) occuperebbe più dei sette volumi della RechercheVagabondari su internet e tv dal far del giorno a notte fonda, in treno, sul bus, a piedi, in macchina. E farfugliamenti immortalati su WhatsApp: Dove sei? alla fermata, sei in ritardo, la vedo arrivare, cosa? la metro, ah, sì, bene, non c’è più campo, uffa, ecco adesso è tornato, cosa? Il campo”, sottolinea Veladiano, che più avanti aggiunge: “(…) Se non è questione di tempo, è questione di scelta non leggere, non andare a teatro, al cinema, al museo? Si fa altro semplicemente perché altro ci rende più felici? Fosse vero. Quanta parte della nostra vita è uno scivolare inconsapevole portati dall’aria che tira e da infiniti concorsi di colpa…”. La speranza, secondo Mariapia Veladiano, può però arrivare dalla scuola. (Da Redazione “Il Libraio”).

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Chi sono, e quanti sono, i lettori italiani: gli ultimi dati Istat.

La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri. E’ una delle tante conferme che si trovano nell’ultimo Rapporto Istat sulla produzione e la lettura di libri in Italia, secondo cui la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni…

È disponibile il nuovo Rapporto Istat sulla produzione e la lettura di libri in Italia. Qui di seguito il comunicato che sintetizza i dati principali.

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Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011. Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100.

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La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: si stima che il 48,6% delle donne siano lettrici, contro il 35% dei maschi. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni. La scuola non basta. L’ambiente familiare è un fattore determinante: si stima che legga libri il 66,8% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori e solo il 30,9% di quelli con genitori che non leggono libri. La lettura continua a essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell’anno precedente. Si legge di più nei comuni centro di aree metropolitane, dove la stima della quota di lettori è al 51% (è il 38,1% nei comuni con meno di 2.000 abitanti). I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno. Sono stimate in 4,5 milioni le persone che hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi: l’8,2% della popolazione complessiva e il 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi. Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori. Tra i lettori risultano più elevati anche i livelli di soddisfazione per il tempo libero (71% contro 64% dei non lettori) e per la propria situazione economica (56% contro 42%). I cittadini stranieri residenti in Italia che tra il 2011 e il 2012 dichiarano di aver letto almeno un libro sono il 37,8%, indice di una minore propensione alla lettura da parte degli stranieri rispetto agli italiani (52%). Quasi la metà degli stranieri legge almeno un quotidiano a settimana (48,6%) e il 29,5% settimanali o periodici. Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso 3.339 milioni di euro per libri e 5.278 per giornali, stampa e articoli di cancelleria: rispettivamente 11 e 18 euro al mese, lo 0,4 e lo 0,6% della loro spesa complessiva. Tra il 2010 e il 2014 la spesa delle famiglie per libri, giornali e periodici si è contratta del 18%, quella per articoli di cancelleria del 31%. La riduzione risulta molto più alta di quella registrata complessivamente per l’acquisto di beni (6%). (da Redazione “Il Libraio”).

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Come salvare il sogno di una delle librerie più belle al mondo, Atlantis Books.

Atlantis Books, nell’isola di Santorini, in Grecia, è una delle più belle librerie al mondo. Ora, però, il proprietario dello stabile vuole venderlo, e la libreria (da anni in affitto), con una raccolta fondi sta cercando di salvare l’utopia di un luogo in cui scrittori, artisti, musicisti e lettori possono condividere un sogno…

Atlantis Books, una delle più belle librerie al mondo, nell’isola di Santorini (la più meridionale dell’arcipelago delle Cicladi, nel mare Egeo), in Grecia. Nata nel 2004 dal sogno e dal coraggio di due americani, Craig Walzer e Oliver Wise, in questa libreria speciale si trovano tanti libri in inglese e in altre lingue (come pure testi rari), e si organizzano festival ed eventi che vedono protagonisti scrittori, musicisti e artisti. Atlantis Books è anche una residenza per autori e artisti, oltre che un punto di riferimento per gli abitanti dell’isola (e i turisti da tutto il mondo, ovviamente).  Recentemente l’edizione internazionale dell’Huffington Post ha riassunto l’affascinante storia di Atlantis Books, in cui il crowdfunding ha sempre giocato un ruolo importante, ma ha anche spiegato che negli ultimi mesi la situazione si è complicata: il proprietario del negozio (la libreria è in affitto) ha infatti spiegato di voler vendere lo stabile. Ed è così partita la raccolta fondi più complessa, per comprare l’edificio e salvare l’utopia di questo luogo per la cultura unico al mondo. (da Redazione “Il Libraio”).

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“I CofaLetti”, libri che “giocano” con i simboli del consumo di massa.

Cosa succederebbe se i libri diventassero “oggetti” di uso quotidiano, come un pacco di pasta o un brick di latte? Una nuova collana di libri che “gioca” con i simboli del consumo di massa, cercando di stimolare una riflessione sulla lettura…

Cosa succederebbe se, per la maggior parte degli italiani, i libri diventassero “oggetti” di uso quotidiano, come un pacco di pasta o un brick di latte? Partendo da questa domanda, i CofaLetti (www.cofaletti.it) giocano in modo ironico con i simboli del consumo di massa, cercando di stimolare una riflessione sulla lettura. Parliamo di packaging letterari progettati e prodotti dallo stampatore Geca Industrie Grafiche. “I packaging letterari sono nati dieci anni fa come omaggio natalizio che, anno dopo anno, facevamo ai nostri clienti e amici. Nel corso del 2014 in numerose librerie indipendenti sono state realizzate delle mostre in cui venivano esposte le nostre confezioni a favore della lettura e da questa esperienza è nata l’idea di trasformarle in veri e propri prodotti editoriali”. I primi quattro CofaLetti sono arrivati in libreria nelle scorse settimane. Ogni CofaLetto contiene un romanzo: Svevo, Salgari, De Amicis e Jeromesono gli autori che hanno inaugurato la collana. “Stiamo già lavorando ai prossimi titoli, in arrivo nella primavera 2016″. (da Redazione “Il Libraio”).

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Il bestseller scritto dal clochard, che (per ora) continua a vivere per strada.

Jean-Marie Roughol vive tra le strade di Parigi ed è autore di un bestseller che sta scalando le classifiche in Francia. Con i soldi dell’anticipo, però, non è riuscito a permettersi un appartamento, ma spera di poterlo fare nei prossimi mesi con i profitti delle copie vendute…

Jean-Marie Roughol è un clochard che vive per le strade di Parigi, da quando ha perso il suo lavoro come cameriere in un fastfood, ben 27 anni fa. Roughol è anche l’autore di Je tape la manche: Une vie dans la rue (La mia vita come accattone: una vita per le strade), uno dei bestseller del momento in Francia, dove ha già venduto decine di migliaia di copie. I soldi dell’anticipo del libro, però, non sono bastati a Jean-Marie per prendere in affitto un appartamento e l’autore ha continuato così a vivere per la strada. Con quei soldi, tuttavia, ha potuto comprarsi uno smartphone con cui rimanere in contatto con i numerosi fan della sua pagina Facebook. Nella scrittura del libro, il senzatetto è stato aiutato da Jean-Louis Debre, ex-ministro dell’Interno francese, che ha conosciuto Jean-Marie due anni fa sugli Champs-Élysées, quando, come racconta il Telegraph, il mendicante si è offerto di fare la “guardia” alla bicicletta del politico, mentre questi faceva shopping. Questo l’inizio dell’amicizia che ha portato poi alla nascita del libro. I profitti del libro arriveranno nelle tasche di Jean-Marie solo il prossimo ottobre: con quei soldi il nostro autore spera di potersi finalmente permettere un appartamento e di aprire una creperia. Jean-Marie si mostra anche convinto che questo non sarà il suo unico libro: “Quando avrò il mio appartamento, mi comprerò un computer così da poter continuare a scrivere libri”. (da Redazione “Il Libraio”).

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