Storia di una libreria tutta dedicata ai più piccoli (e alle mamme).

Sognalibri, a Ostia, è una libreria per i bambini con libri, giochi di legno e uno spazio per l’allattamento destinato alle mamme. Nasce, non a caso, dall’idea di quattro donne… Buone notizie dal mondo delle librerie. Ha aperto lo scorso 3 ottobre in via Isole del Capoverde a Ostia Sognalibri, una nuova libreria tutta dedicata ai bambini. Come ha raccontato il Quotidiano del Litorale, l’idea nasce un giorno davanti a un caffè nelle menti di Cristina, Barbara, Manuela e Silvia, quarantenni e tutte e quattro mamme di bimbe con una grande passione per la lettura. Sognalibri, questo il nome della libreria, è dedicata ai più piccoli e offre non solo libri ma anche giochi in legno e un angolo dedicato alle mamme per l’allattamento. E poi laboratori, eventi per grandi e bambini e corsi tematici. Il progetto è stato anche premiato dall’Unicef come “sito amico delle mamme”.  (da redazione “Il Libraio”).

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Sepùlveda, tanti incontri in Italia. E si parla anche di guerra.

Sepùlveda arriva in Italia per presentare il suo ultimo libro, “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”.  Lo scrittore dell’impegno politico e civile, ha trovato attraverso la scrittura delle sue favole un modo per trasmettere a un vasto pubblico, che va dai bambini agli adulti, i valori a lui cari da sempre: l’amicizia, l’impegno politico e civile, il rispetto per gli uomini e per la natura, la fedeltà, e ha scelto come protagonisti delle sue favole gli animali che lui ama moltissimo, nel solco di una tradizione letteraria che va da Esopo a La Fontaine. Nei prossimi giorni Sepùlveda sarà in Italia per alcuni incontri con i lettori e in uno di questi parlerà anche di guerraMartedì 27 ottobre alle 18, infatti, presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Sepùlveda aprirà il ciclo di incontri Uomini in guerra, una serie di momenti di confronto e dialogo – a cura di Wlodek Goldkorn – con donne e uomini, scrittori, artisti e pensatori per captare i cambiamenti che stiamo attraversando e cercare di interrogarsi su ciò che accade nel mondo, non solo a livello politico e culturale, ma puntando a dare risposte anche a domande sul senso stesso della vita. Un’occasione per ascoltare lo scrittore cileno che ha sempre professato la sua fede alla parola come arma di denuncia, al mestiere di scrivere come impegno civile, al racconto e alla fiaba come difesa dei valori e dei diritti universali dell’uomo: l’uguaglianza, la fedeltà, l’amicizia, il rispetto per gli uomini e la natura. Dopo i grandi successi di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico e Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza esce oggi la nuova favola “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. Sepùlveda ci porta nella sua terra, il sud del Cile, e racconta la storia di un cane legato da una amicizia profonda a un bambino che appartiene agli indios mapuche, da cui lui stesso discende È dura per un cane lupo vivere alla catena, nel rimpianto della felice libertà conosciuta da cucciolo e nella nostalgia per tutto quel che ha perduto. Uomini spregevoli lo hanno separato dal suo compagno Aukamañ, il bambino indio che è stato per lui come un fratello. Per un cane cresciuto insieme ai mapuche, la Gente della Terra, è odioso il comportamento di chi non rispetta la natura e tutte le sue creature. Ora la sua missione – quella che gli hanno assegnato gli uomini del branco – è dare la caccia a un misterioso fuggitivo, che si nasconde al di là del fiume. Dove lo porterà la caccia? Il destino è scritto nel nome, e questo cane ha un nome importante, che significa fedeltà: alla vita che non si può mai tradire e anche ai legami d’affetto che il tempo non può spezzare.

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Clienti che leggono in vetrina… e ottengono uno sconto dalla libreria

Una libreria canadese garantisce uno sconto ai clienti che accettano di leggere seduti in vetrina…

Come racconta Finzioni, l’idea è di una libreria canadese, Pantoute, che garantisce uno sconto ai clienti che accettano di leggere seduti in vetrina. Le “condizioni” di questa bizzarra modalità di promozione sono chiare: “Per 30 minuti di lettura, uno sconto del 15%; per 15 minuti, del 5%!”. Inevitabilmente, la notizia (e le immagini dei clienti in vetrina) hanno colpito la curiosità del web. “Si tratta di un’idea che stuzzicava la nostra fantasia da diversi anni”, ha spiegato il librario Patrick Bilodeau a Radio-Canada. Si promuove la lettura anche così? (da Redazione “Il Libraio”).

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Erri De Luca è stato assolto: “Il fatto non sussiste”.

“Il fatto non sussiste”. Erri De Luca è stato assolto dal Tribunale di Torino dall’accusa di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni sulla vicenda No Tav.

Ultima udienza, con l’attesa sentenza, per il processo a Erri De Luca. Eassoluzione per lo scrittore, da parte del tribunale di Torino, perché “il fatto non sussiste”. Esultano in aula i sostenitori dello scrittore, che a caldo commenta: “E’ stata impedita un’ingiustizia”. “Rispettiamo la decisione del giudice, non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare”. Lo afferma, come riportato dall’Ansa, l’avvocato Alberto Mittone, legale di Ltf, la società italo-francese che si è occupata del progetto e delle opere preparatorie della Torino-Lione che nel settembre 2013 aveva denunciato Erri De Luca. Il pubblico ministero di Torino Antonio Rinaudo aveva chiesto infatti 8 mesi di reclusione per lo scrittore, accusato di istigazione a delinquere per le dichiarazioni relative al caso Tav, rilasciate a Huffington Post e Ansa. Va ricordato che in questi mesi non sono mancate le iniziative di sostegno nei confronti dello scrittore, anche in rete con l’hashtag #IoStoConErri. E sono oltre 65 gli intellettuali che hanno sottoscritto l’appello “Libertà per Erri De Luca”. “L’affetto che mi è stato dimostrato, prima di tutto dai lettori, mi ha reso più forte. E proprio perché oggi mi sento tutt’altro che isolato, a questo punto la sentenza di lunedì mi è indifferente…”, aveva dichiarato nei giorni scorsi De Luca a ilLibraio.it. E stamattina, lo scrittore ha rilasciato la seguente dichiarazione spontanea al giudice, prima della sentenza“Sarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Ad di là del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro paese. Svolgo l’attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura.
Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà il potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione.
Ho impedito ai miei difensori di presentare istanza di incostituzionalità del capo di accusa. Se accolta, avrebbe fermato questo processo, traferito agli atti nelle stanze di una Corte Costituzionale sovraccarica di lavoro, che si sarebbe pronunciata nell’arco di anni. Se accolta l’istanza avrebbe scavalcato quest’aula e questo tempo prezioso.
Ciò che è costituzionale credo che si decida e si difenda in posti pubblici come questo, come anche in un commissariato, in un’aula scolastica, in una prigione, in un ospedale, su un posto di lavoro, alle frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società.
Inapplicabile al mio caso le attenuanti generiche: se quello che ho detto è reato, l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo.
Sono incriminato per avere usato il verbo sabotare. Lo considero nobile e democratico. Nobile perché pronunciato e praticato da valorose figure come Gandhi e Mandela, con enormi risultati politici. Democratico perché appartiene fin dall’origine al movimento operaio e alle sue lotte. Per esempio uno sciopero sabota la produzione. Difendo l’uso legittimo del verbo sabotare nel suo significato più efficace e ampio. Sono disposto a subire condanna penale per i suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana.
‘A questo servivano le cesoie’: a cosa? A sabotare un’opera colossale quanto nociva con delle cesoie? Non risultano altri insidiosi articoli di ferramenta agli atti della mia conversazione telefonica. Allora si incrimina il sostegno verbale a un’azione simbolica? Non voglio sconfinare nel campo di competenza dei miei difensori.
Concludo confermando la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val di Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo dell’aria, dell’acqua di una comunità minacciata.
La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato.”

da Redazione “Il Libraio”.

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La cultura è resistenza: giovani siriani salvano i libri dalle macerie e creano una biblioteca

A Daraya, Abu e i suoi compagni hanno salvato più di 11.000 volumi e hanno creato una biblioteca per i cittadini: “Ho trovato uno scopo nella mia vita: la creazione di questo luogo. Non passo più giornateinteri tra la noia e la paura di nuovi bombardamenti”. Daraya è una cittadina alla periferia di Damasco, assediata da più di tre anni dalle milizie governative perché ritenuta ostile al regime di Bachar el-Assad. La città si trova in una zona strategica per il regime, vicino all’aeroporto militare di Mezzé, ed è diventata tristemente famosa dopo il massacro, nell’agosto 2012,  di più di 400 da parte delle forze di Assad. Gli abitanti continuano così a vivere nella paura dei bombardamenti e non hanno più una vita culturale.. E’ qui che Abu Malek e i suoi compagni hanno creato in una cantina una biblioteca destinata a offrire uno spazio di lettura e studio agli abitanti. “Dopo l’inizio dell’assedio io non potevo più né leggere né studiare” racconta Abu a Les Observatures, raggiunto grazie all’aiuto di un collettivo di giovani fotografi siriani di Humans of Syria, “insieme ai giovani che come me hanno dovuto interrompere gli studi e a giovani laureati, abbiamo avuto l’idea di recuperare i libri che erano sotto alle macerie delle case demolite. Per ogni libro annotavamo in quale casa distrutta era stato ritrovato, così da poter identificare il proprietario. Una volta finita la guerra, se verranno a reclamarli, potremo renderli ai loro proprietari. Abbiamo recuperato anche libri che non sono stati bruciati nelle biblioteche  e nelle librerie della città. E’ stato un modo per noi per salvare il nostro patrimonio culturale”. Secondo gli attivisti, infatti, Abu e i suoi compagni hanno recuperato più di 11.000 libri tra le macerie di edifici distrutti. “Abbiamo scelto di mettere i libri al riparo dalle bombe, in una cantina a Daraya” continua Abu “poi abbiamo trasformato la cantina in una vera e propria biblioteca”. Ogni libro è infatti catalogato, ordinato per genere e in ordine alfabetico sugli scaffali. “Abbiamo opere di letteratura araba e straniera, filosofia, teologia e abbiamo creato uno spazio per la lettura e lo studio, mettendo tavoli e sedie all’interno della biblioteca”. Abu Mankel ha quasi completato la sua collezione di libri e film documentari da guardare sul posto, diventando un vero mediatore culturale e prendendo il suo ruolo molto sul serio: “Ho trovato uno scopo nella mia vita: la creazione di questa biblioteca. Non passo più giorni interi tra la noia e la paura di nuovi bombardamenti. Ora do consigli a chi viene a cercare un libro e discutiamo insieme delle nostre ultime letture. Ma ci mancano ancora i soldi”. Da Redazione “Il Libraio”.

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Il Sud Italia (quasi) senza lettori (e le cose da sapere sull’ultimo rapporto Istat).

Nel 2014 meno di una persona su tre nel Mezzogiorno e nelle Isole ha letto almeno un libro. Ecco, in sintesi, i dati più significativi dell’ultimo rapporto Istat sulla “produzione e la lettura di libri in Italia” (stabile il numero di lettori “forti”…). In  sintesi, i punti sviluppati nell’ultimo rapporto Istat sulla “produzione e la lettura di libri in Italia”. Spicca il dato negativo relativo ai lettori del Sud Italia: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha infatti letto almeno un libro l’anno scorso (2014). -Nel 2014, oltre 23 milioni 750 mila persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%. La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 48% delle femmine e solo il 34,5% dei maschi hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno. -La quota di lettori è superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 ed i 19 anni mentre la fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (53,5%). –La propensione alla lettura è fortemente condizionata dall’ambiente familiare: leggono libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 32,7% di quelli con genitori che non leggono libri. –Nel Mezzogiorno la lettura continua ad essere molto meno diffusa rispetto al resto del Paese: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha letto almeno un libro (la quota di lettori è rispettivamente il 29,4% e il 31,1% della popolazione). Da Redazione “Il Libraio”.

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A Svjatlana Aleksievič il Premio Nobel per la letteratura 2015

Il premio Nobel per la letteratura 2015 va alla giornalista e scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič, perseguita dal regime del presidente Lukašenko.

Il premio Nobel per la letteratura 2015 va alla giornalista e scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič, per la sua opera polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo. La Aleksievič è la prima cittadina della Bielorussa e la quattordicesima donna a vincere il Nobel per la Letteratura. Nella sua carriera la giornalista e scrittrice ha seguito i principali eventi dell’Unione Sovietica nella seconda metà del ‘900: dalla guerra in Afghanistan, al disastro di Černobyl’, ai suicidi seguiti alla scioglimento dell’URSS. I suoi libri sono stati pubblicati in più di venti paesi e rappresentano uno struggente romanzo corale degli uomini e delle donne vissuti nell’Unione Sovietica e nella Russia post-comunista del XX secolo. La sua prima pubblicazione, The Unwomanly Face of the War (1985), pubblicato in Italia con il titolo La guerra non ha un volto di donna, guarda alla Seconda Guerra Mondiale e al fronte russo a partire dalle testimonianze di donne che hanno vissuto in prima persona la tragedia del confitto. Accusata inizialmente di pacifismo, naturalismo e de-glorificazione della donna sovietica, l’opera viene in seguito accolta con calore in madrepatria, così come avviene con The Last Witnesses: 100 Unchildlike Stories, pubblicato nello stesso anno e riconosciuto come un’altra pietra miliare della narrativa di guerra. Nel 1989 esce il libro-inchiesta Ragazzi di zinco, in cui la Aleksievič racconta le vicende dei reduci della guerra afgana: un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la “grande causa internazionalista e patriottica”, di cui almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto. Con il suo attacco frontale al mito del conflitto russo-afghano, questo libro costringe l’autrice a subire una serie di processi, che terminano solo dopo innumerevoli proteste di attivisti per i diritti umani. Esce alcuni anni dopo, nel 1997 Preghiera per Chernobyl (E/O edizioni), un reportage narrativo sulla crisi esistenziale delle persone colpite dall’incidente nucleare del 1986. Perseguitata dal regime del presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko, la scrittrice è stata costretta a lasciare il paese perché su di lei gravava l’accusa di essere un agente della CIA, e attualmente vive a Parigi. Recentemente ha firmato un altro testo fondamentale Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (Bompiani), un potente affresco del crollo dell’impero sovietico, che ha come protagoniste le voci delle «piccole persone» raccolte nell’arco di decenni per testimoniare la fine di un’epoca. Molti sono i premi letterari già attribuiti a Svjatlana Aleksievič: lo U.S. National Book Critics Circle Nonfiction Award per Preghiera per Chernobyl, il Premio Sandro Onofri per il reportage narrativo nel 2002 e il Premio della Pace dell’Associazione dei librai e degli editori tedeschi nel 2013.

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