Hellisbook, la storia della libreria di Milano dove “ci si cura” con i libri

Alla scoperta della libreria Hellisbook di Milano, dove i libri sono medicinali per la mente e la letteratura è un mezzo per conoscere se stessi… – L’intervista

“I libri sono farmaci a lento rilascio e con effetti a lunga distanza”. Ne è certa la libraia di Hellisbook, Elisabetta Pacillo, intervistata da ilLibraio.

Siamo a Milano. Hellisbook è “una libreria-farmacia”, dove i libri fungono da medicamento e la relazione tra volumi, lettori e librai è stretta. Perché “la mente è uno strumento che ci permette di fare cose bellissime, ma che ci può anche far soffrire”. E per questo richiede di essere nutrita.

Situata in via Losanna, vicino a Corso Sempione, Hellisbook ha aperto le sue porte nel dicembre 2011 e da sei anni è uno spazio dedicato alla cultura nel quartiere. Un punto di riferimento amato dai cittadini che passano in libreria per farsi consigliare e confrontarsi, ma anche per trascorrere del tempo in compagnia della letteratura e di altri lettori.

Elisabetta, che ha alle spalle una carriera in aziende farmaceutiche, racconta di aver considerato l’idea di aprire una libreria quando era in dolce attesa e, “per la prima volta libera da ogni impegno”, ha iniziato a nutrire una fantasia, quella di uno spazio dedicato ai libri e alla lettura. Così si è lasciata alle spalle la professione e si è dedicata ad avverare il suo sogno. Perché alla fine la letteratura e la scienza sono entrambi “linguaggi che donano una visione una visione delle cose”.

Ora Hellisbook è una realtà, un luogo fatto di “calore e incontro”, dove i libri sono selezionati con cura, anche in base ai consigli dei lettori. Il catalogo della libreria, infatti, “vuole essere una selezione rappresentativa della realtà”, che tiene conto “delle esigenze umane e terrene”.

Inoltre Elisabetta ha una forte coscienza di quel che significa essere librai: “Non è possibile leggere ogni titolo in libreria, ma bisogna saper capire gli autori e gli editori”. Per poter essere un “punto di riferimento” per i clienti e saperli consigliare al meglio. Animano Hellisbook la passione per la letteratura, lo studio e la conoscenza in generale, che “servono a comprendere le esigenze personali” e “non, come spesso si crede, per aspirare a un buon posto di lavoro”. (da Redazione il Libraio).

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Edito da “La Terza”: Lo specchio vuoto Fotografia, identità e memoria di Ferdinando Scianna

Se almeno una volta nella vita non vi siete riconosciuti in una fotografia, se vi siete commossi o irritati davanti alla polaroid di una vecchia fidanzata, se non resistete al desiderio di postare un selfie, questo libro fa per voi. In dieci capitoli Ferdinando Scianna s’interroga sulla natura e sull’ambiguità del rapporto degli uomini con se stessi e con la realtà che è stata l’invenzione della fotografia. E se oggi con il digitale e i social network grazie a un post tutti abbiamo diritto al nostro quarto d’ora di celebrità, il paradosso, secondo Scianna, è che non ci sono quarti d’ora per tutti. Niente è più astratto e sfuggente della nostra identità e nello stesso tempo niente è più esposto al giudizio altrui, è più concreto e visibile. A cominciare dal volto, la prima immagine di noi stessi. Da quasi due secoli la fotografia è legata alla nostra stessa idea di identità.

Ferdinando Scianna comincia a fotografare negli anni Sessanta. È del 1963 l’incontro con Leonardo Sciascia, con il quale pubblica nel 1965 il primo dei tanti libri fatti insieme, Feste religiose in Sicilia (Premio Nadar). Introdotto da Henri Cartier-Bresson, nel 1982 entra nell’agenzia Magnum. Dal 1987 alterna la fotografia di moda e di pubblicità al reportage e al ritratto. Svolge attività di critico e giornalista. Tra i suoi libri più recenti: Obiettivo ambiguo (2015) e In gioco (2016) per Contrasto; In viaggio con Roberto Leydi(2015)per Squilibri; Il dolore vissuto (2017) per Le Farfalle. Di seguito alcune sue opere d’arte:

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INTERVISTA A PADDINGTON: LA VITA DI UN ORSETTO A LONDRA

L’orso Paddington è un personaggio letterario inglese per bambini, apparso per la prima volta il 13 ottobre 1958, creato da Michael Bond, i cui libri inizialmente venivano illustrati da Peggy Fortnum.

L’orso immigrato dal “profondo Perù”, con il suo vecchio cappello, la sua valigia ammaccata e il panino con la marmellata, è diventato un’icona della letteratura per i bambini inglesi[2]. I libri dell’orso Paddington sono stati tradotti in 30 lingue, con 70 titoli e hanno venduto più di 30 milioni di copie in tutto il mondo. Più di 265 licenze sono state rilasciate per la riproduzione di diversi oggetti in Regno Unito, Europa, USA, Asia, Giappone, Australia e Sudafrica.

Sempre educato, gentile e ben intenzionato, ha un’infinita capacità di ficcarsi nei guai. Ama i panini con la marmellata d’arance e la cioccolata calda.

PADDINGTON, è ora fenomeno cinematografico e in occasione dell’uscita dei nuovi libri e del film “Paddington” in dvd e blu ray, l’orso Paddington ha vinto la sua timidezza e ci ha concesso un’intervista.

Qual è il tuo posto preferito di Londra?
Questa è una domanda complicata a cui rispondere perché Londra ha così tanti posti interessanti da vedere. Penso che il mio posto preferito sia il London Eye, specialmente quando comincia a fare buio e tutte le luci si accendono. È magico e mi fa sentire fortunato di vivere in una città così speciale.

Che cos’hai nella tua valigia?
Non vado mai da nessuna parte senza una scorta di marmellata quindi ce n’è sempre un barattolo. Porto anche una foto di mia Zia Lucy e dei documenti importanti. C’è anche una tasca segreta dentro la valigetta, ma ovviamente se ti dicessi cosa c’è dentro non sarebbe più un segreto!

Perché è così importante per i bambini (e per gli orsi) avere buone maniere?
Io ritengo che sia importante per tutti avere buone maniere, non solo per bambini e orsi. Il mio amico Signor Gruber crede che il mondo potrebbe essere un posto migliore se tutti fossero sempre gentili tra loro, e la Signora Bird spesso dice che “le buone maniere sono gratuite”. Infatti uno dei motivi per cui mi piace indossare un cappello è che così ho qualcosa da sollevare quando incontro qualcuno.

Qual è la cosa più importante che i signori Brown ti hanno insegnato?
Quando ero appena arrivato a Londra mi sentivo solo e molto lontano dalla mia casa nel Misterioso Perù. Poi ho incontrato i Brown che sono stati così gentili da prendermi e da rendermi parte della loro famiglia. Così ho imparato che la cosa più bella di tutte è avere amici e famigliari che si preoccupano di te. (Da Redazione “Mondadori Libri per ragazzi”).

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La storia di Alessandra e Serena, due sorelle, che aprono una libreria per bambini in un paesino calabrese

“Abbiamo scoperto albi bellissimi e abbiamo imparato come, a volte, i libri possano aiutare ad affrontare con bimbi anche molto piccoli tematiche concrete, come le emozioni, le paure, la diversità…”. Su ilLibraio.it la bella storia di due giovani sorelle, che hanno aperto una libreria per bambini in un piccolissimo comune montano in Calabria, che ne era sempre stato privo.

Prende il nome da L’isola di Arturo, indimenticabile romanzo di Elsa Morante, la nuova libreria che ha aperto in provincia di Catanzaro. Ad avere l’idea sono state Alessandra e Serena, due sorelle, rispettivamente classe ’80 e ’90. “Siamo nate a Soveria Mannelli, un piccolissimo comune montano di poco più di 3 mila abitanti, che da sempre si è impegnato nella promozione della cultura e della lettura, ma che non ha mai avuto una libreria. Da piccole sentivamo moltissimo questa mancanza, non era ancora l’epoca dell’ecommerce e procurarsi dei libri non era affatto immediato. Forse è da questa fascinazione che è nato tutto”, raccontano a ilLibraio.it le due coraggiose libraie.

Serena vive  stabilmente in Calabria, mentre la sorella abita in Spagna, ma torna spessissimo a Soveria Mannelli: “Alessandra mi ha trasmesso questa passione – ci spiega Serena -, mi ha travolto in questo progetto che sembrava iniziato quasi per scherzo e invece oggi ci riempie le giornate e il cuore. All’inizio era solo un’idea romantica, di quelle che custodisci senza neanche preoccuparti se sono realizzabili o meno, infatti i nostri percorsi sono iniziati in modi molto diversi, per convergere poi in questa impresa”.

Serena si è laureata in Giurisprudenza, “ma negli ultimi anni ho scoperto una passione fortissima per la pittura e le discipline artistiche in generale, che mi ha portato a intraprendere un percorso di formazione come arte-terapeuta”. Alessandra è architetto, ma ha lavorato nel campo dell’editoria e ha frequentato un corso per librai dell’Università di Barcellona.

Prosegue Serena: “L’ultimo tassello è stato la nascita dei miei nipoti: con la prima, nel 2013, ci si è spalancato il mondo della letteratura per l’infanzia, che conoscevamo solo superficialmente. Abbiamo scoperto albi bellissimi e abbiamo imparato come, a volte, i libri possano aiutare ad affrontare con bimbi anche molto piccoli tematiche concrete, come le emozioni, le paure, la diversità. Ma abbiamo anche notato la meraviglia dei bambini messi di fronte a materiali stimolanti, pensati per farli crescere e sviluppare le capacità e soprattutto la creatività”.

“A un certo punto – racconta ancora Serena – ci siamo siamo trovate a guardare quello che avevamo tra le mani, in fatto di interessi, competenze, desideri ed è nato questo ‘contenitore’ in cui abbiamo cercato di far confluire tutto quello che ci appassiona e in cui crediamo: una libreria, un negozio di giocattoli (ma quelli che durano nel tempo, di legno e altri materiali naturali, pensati e disegnati con amore), un laboratorio di sperimentazione. Tutto in versione micro. Abbiamo cercato di dare agli albi illustrati la massima visibilità, affinché i bambini se ne sentano attratti e incuriositi”.

Qual è il sogno? “Ci piacerebbe che L’isola diventasse un luogo in cui si sentono a casa, in cui possono prendere un libro e sedersi a sfogliarlo senza fretta, perché crediamo che il contatto fisico coi libri sia un fattore fondamentale per appassionarsi alla lettura. Accanto all’offerta per bambini e ragazzi abbiamo anche creato una sezione di narrativa, piccola ma ben fornita, con libri che ci piacciono molto e che ci sentiamo di consigliare”. Nella libreria è stato lasciato volutamente “uno spazio più neutro, con poltrone, cuscini e una cucina giocattolo, per fermarsi a leggere o giocare”. Uno spazio “che all’occorrenza può essere riorganizzato per presentazioni, gruppi di lettura, laboratori di arte e qualsiasi attività che nasca dal territorio”. (da Redazione “Il Libraio”).

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A Mugnano di Napoli nasce L’Acrobata, una libreria in bilico tra realtà e fantasia

L-acrobata-napoli-libreria-copertina.jpgUna bella notizia dalla Campania, dove ha aperto una libreria indipendente pensata per i bambini, gestita da due giovani libraie… – La storia

A Mugnano di Napoli c’è una bella novità: Anna Buonanno e Monica Fraldi hanno aperto L’Acrobata, la prima libreria indipendente del paese, pensata per i giovani lettori. “È un luogo dove i bambini possono ascoltare e leggere storie, guardare al futuro come un campo fertile da coltivare e non a un enorme contenitore preconfezionato”, scrivono sulla pagina Facebook del negozio le titolari, che hanno partecipato a Librai in corso, formazione pensata per gli aspiranti librai. Il loro obiettivo è dare la possibilità ai giovani di scegliere le letture preferite, al fine di garantire una consapevolezza della lettura. Un punto importante, per le libraie, è il rispetto della tolleranza e del confronto tra diversità: una libreria dovrebbe essere un posto in cui ciascuno dovrebbe migliorare, facendo la propria parte. Il nome della libreria è un gioco: le stesse libraie si sentono un po’ acrobate tra la realtà e il sogno, e con loro anche il piccolo lettore, che può saltare sul filo della fantasia e tentare nuove strade. Il nome vuole anche sottolineare un fatto importante: la libreria sorge in una zona in cui non c’è mai stata prima una libreria indipendente, a indicare che questo filo sia appeso in mezzo al nulla. Ma il gioco è proprio questo: stando bene attenti a non cadere, ogni cosa può accadere.

 

Come si diffonde l’ignoranza? Ed esistono antidoti per arginarla?

Nell’ambito del progetto Rosetta, lunedì 12 giugno a Milano un incontro dedicato al dilagare dell’ignoranza nell’era di internet, in cerca di antidoti.

Come si diffonde l’ignoranza? Ed esistono antidoti per arginarla?
L’accessibilità del sapere e la capacità di filtrarlo ripropongono oggi vecchi problemi in forme – e quantità – nuove. La costruzione delle cosiddette “filter bubbles”, l’accesso apparentemente illimitato al sapere consentito dai motori di ricerca e le “echo chambers” sono solo alcune delle grandi questioni che investono la comunicazione contemporanea.

Se ne parlerà lunedì 12 giugno, alle 19, al Joy Bar della biblioteca Vavassori Peroni di Milano (zona Lambrate-Città Studi), in occasione del terzo incontro del progetto Rosetta, ideato da da cheFare e Casa della Cultura con Fondazione Cariplo.

Nel corso dell’incontro, moderato da Bertram Niessen, esperto di sociologia della cultura e direttore scientifico di cheFare, si discuterà del rapporto tra conoscenza, sapere, ignoranza e potere a partire dal libro pubblicato da Il Saggiatore ? – Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google di Antonio Sgobba, che parteciperà alla serata.

Gli altri relatori saranno Nicola Bruno, fondatore di Effecinque e Factcheckers.it, Ugo Cornia, scrittore e insegnante di filosofia, Valentina Pisanty, semiologa e studiosa dell’Olocausto e Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica all’Università degli Studi di Milano. Dopo l’incontro è in programma il djset di Matteo Saltalamacchia.

LA BIBLIOTECA

La biblioteca Vavassori Peroni, inaugurata nel 2009, è la più recente e la più spaziosa tra le biblioteche rionali milanesi, e il Joy Bar, il nuovo locale all’interno della biblioteca, è stato inaugurato da un anno.

IL PROGETTO

Quanto a Rosetta, è un “progetto culturale nomade”, un ciclo di incontri che sta attraversando Milano, toccando luoghi sempre diversi della città: “Rosetta vuole mettere in relazione i centri innovativi di produzione e distribuzione culturale della città di Milano, compresi quelli meno mappati e riconosciuti. Lo fa affrontando temi diversi tra loro, accomunati da un legame diretto con la vita quotidiana, con l’obiettivo di coinvolgere quei pubblici più giovani e più dinamici che stentano a riconoscersi nei mondi culturali tradizionali”. (da Redazione “Il Libraio”).

 

 

Quei lettori che amano trasformare le proprie case in “biblioteche”

Ci sono lettori che amano circondarsi di libri. E se abitano in case piccole, riescono a riempire di volumi ogni angolo a disposizione…

Ci sono lettori che amano proprio circondarsi di libri. Per leggerli, certo, ma anche per tenerli con sé, accarezzarne le copertine con gli occhi e le mani e poterli sfogliare in ogni momento. Sarebbe bello, per questi lettori, avere a disposizione una stanza in casa da dedicare a biblioteca, ma non tutti sono così fortunati. E, infatti, in molti si trovano con la casa assediata dai volumi.

Libri sulle mensole, ovviamente, ma anche su tutte le altre superfici disponibili, pavimenti inclusi. Se poi si abita in un monolocale, la situazione raggiunge ben presto un punto critico. Ma, per chi ama circondarsi di libri, è davvero difficile che i volumi siano troppi.

Così ecco che tanti lettori hanno delle vere e proprie biblioteche casalinghe, sparse per le stanze di casa. Libri in cucina, in salotto, in camera da letto e perfino in bagno. E anche chi abita in un monolocale non si tira indietro, anzi inventa soluzioni fantasiose e spesso ingegnose per aumentare lo spazio disponibile per i volumi.

Certo, una volta ogni tanto è consigliabile dare una sistemata e togliere la polvere da copertine e pagine. Magari anche fare una cernita dei libri che si vuole continuare a tenere in casa e di quelli che, invece, possono iniziare un nuovo percorso. Come donazioni ad amici e parenti, oppure finire alla biblioteca di quartiere o in un negozio dell’usato.

Tuttavia sappiamo bene come, per alcuni lettori, sia difficile allontanarsi dai propri volumi, anche solo dandoli in prestito. In particolare se si vive in un monolocale, però, è importante fare ordine e creare spazio per nuovi volumi. Perché una cosa che piace ai lettori anche più di rileggere e sfogliare i vecchi libri è proprio portarne a casa di nuovi. E perdersi in storie ancora sconosciute. (da Redazione “Il Libraio”).

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